sabato 5 novembre 2011

CHI MI CURA?

Con una certa frequenza, é necessario curare le nostre beniamine, vediamo come;









Una pinzetta si puo' rivelare utile per rimuovere la pelle secca dell'animale.

Eliminare le zecche: le tartarughe che trascorrono l'estate in giardino possono essere attaccate da zecche.
Per eliminare una zecca, é sufficiente prendere la pinzetta e fare un movimento di rotazione, in questo modo staccherete l'intero parassita dal corpo della tartaruga. Sarebbe inoltre opportuno disinfettare la ferita con l'aiuto di un pezzo di cotone, facendo attenzione a non toccare gli occhi della tartaruga.













Unghie troppo lunghe: Quando una tartaruga vive su un suolo relativamente morbido, non necessita l'uso delle unghie. Con il passare del tempo, le unghie troppo lunghe possono provocare gravi problemi all'animale, infatti si s
posterà con piu' difficoltà, perché il suo peso non potrà essere sorretto dalle unghie.









Per tagliare le unghie, bisogna tenere la zampetta tra il pollice e l'indice. Tenere con l'altra mano la pinza e tagliare.












Un becco troppo lungo: un'alimentazione troppo morbida o troppe proteine possono essere la causa di un becco troppo lungo; il che impedisce alla tartaruga di mangiare correttamente.
Per evitare cio', l'ideale sarebbe di fornire alla tartaruga un osso di seppia (lo stesso che va dato ai canarini) ottima fonte di calcio.
Nel caso la vostra tartaruga avesse già il becco troppo lungo, si puo' rimediare con una pinza, ma é un trattamento molto delicato che necessita l'intervento di un veterinario.













mercoledì 12 ottobre 2011

IL LUNGO SONNO

Come tutti i rettili, anche le tartarughe sono animali eterotermi,ovvero la loro temperatura corporea é uguale a quella dell'ambiente esterno, a differenza dei mammiferi che sono dotati di strutture tali da mantenere il corpo a temperatura costante. Quindi se le temperature superano determinati valori, diventando troppo alte o troppo basse, le tartarughe entrano in uno stato di vita latente riducendo ogni tipo di attività. Tale meccanismo metabolico é chiamato letargo o ibernazione quando si vefrifica per il freddo, estivazione se dovuto al caldo. Quasi tutte le specie interessate da questo comportamento, a parte quelle originarie dai climi piu' caldi che tutt'al piu' trascorrono alcuni periodi di brunazione, sorta di latenza piu' breve e a temp. piu' miti mai sottozero. Quando dunque cominciano ad avvertire delle condizioni climatiche che vanno circa sotto i 15°C e sopra i 35°C, le tartarughe individuano un luogo riparato dove sistemarsi praticamente immobili, senza mangiare, fino a che la temperatura non varia nuovamente, risalendo o scendendo. Le tartarughe di terra tendono a seppellirsi parzialmente se non totalmente sotto la sabbia o materiale simile, mentre quelle acquatiche si ritirano nel fango sott'acqua. Lo scopo é per tutte quello di ridurre l'influenza diretta della temp. ambientale e conservare la temp. minima vitale. Del loro habitat originario, entrano in ibernazione naturalmente con il calore della temperatura, trovandosi da sole, il rifugio ideale. Al limite, per favorire l'interramento delle specie terrestri, é possibile rimuovere il terreno con una vanga scavabile, cosi' come eventualmente potrebbe essere utile ricoprire ulteriormente gli animali interrati con uno strato di foglie secche o anche con della paglia.
Anche nel caso in cui le tartarughe siano allevate in casa é bene far rispettare loro un periodo annuale di letargo - ovviamente se appartengono a una specie che in natura segue tale comportamento- Pare infatti che negli esemplari adulti, una pausa sia indispensabile per la maturazione delle cellule riproduttive e per il rilascio ormonale necessario per l'accoppiamento fecondo nel periodo immediatamente seguente il risveglio.
In qualunque caso, prima del periodo di letargo é bene lasciare digiuni gli animali (ma questa é solo una teoria, alcune persone dicono il contrario) in modo da assicurare lo svuotamento delle viscere e scongiugare il periodo di fermentazioni intestinali.
La temperatura verrà modificata regolarmente, fino ad abbassarsi a 15°C; nello stesso periodo, il digiuno verrà raggiunto gradualmente fino alla totale astinenza, cosi' come vanno ridotte le ore di luce. Se si tratta di tartarughe terrestri, una volta raggiunte le condizioni ottimali, é sufficiente sistemarle in una cassetta di poco piu' grande di loro, riempita di terriccio morbido (senza materiale chimico) sabbia e paglia o foglie secche. La cassetta verrà collocata, coperta ma non chiusa, in un luogo ben aerato, tranquillo e con temp. tra i 5°C-10°C.
E' importante che le temp. rimangano costanti fino al momento del risveglio, che l'umidità della terra sia costante (si rischia la morte per disidratazione) e che gli animali ibernati non corrano il rischio di essere aggrediti nel sonno da predatori (é gia capitato, spesso sono ratti e furetti). Dunque assicuratevi che la posizione scelta sia adeguata.
Anche le tartarughe semiacquatiche vanno riposte in piccoli contenitori, con uno strato di acqua in grado di coprirle, ma che consenta nello stesso tempo di respirare semplicemente allungando il collo, facendo emergere le narici. Le specie acquatiche sono spesso dotate di un sistema di respirazione alternativo, grazie al quale non necessitano nemmeno di emergere di quando in quando e assorbono l'ossigeno dall'acqua. Anche in questo caso é bene sistemare i contenitori in un luogo protetto (anche dal cane o dal gatto). Durante il letargo é buona norma controllare periodicamente gli animali, senza disturbarli troppo ma verificando lo stato di umidità della terra. Nelle specie acquatiche é importante cambiare l'acqua un cui sono immerse una volta al mese, avendo cura di utilizzare acqua della medesima temperatura, ed eventualmente spazzolando delicatamente il carapace dalle alghe che possono essersi formate.
La durata dell'ibernazione puo' variare dai 2 ai 4 mesi, in un periodo variabile tra ottobre e marzo.
Questo é tutto, spero di esservi stato d'aiuto per il letargo delle vostre buffe inquiline, in caso di altri dubbi, potete contattarmi via indirizzo e-mail!

mercoledì 21 settembre 2011

SALVATA UNA TARTARUGA LIUTO (NEWS)

ALGHERO - Una tartaruga "Liuto" (Dermochelys coriacea), tra quelle più grandi in circolazione (può raggiungere i 600 chilogrammi di peso per due metri di lunghezza), è rimasta impigliata in cime di attrezzi da pesca nelle acque di Capo Galera, al limite dell'Area marina protetta di Capo Caccia-Isola Piana, ad Alghero, ed è stata salvata dalla Rete per il soccorso della fauna marina.

Un evento alquanto raro p
er le acque di Alghero, che si è verificato sabato scorso e di cui si è avuta notizia solo quest'oggi. La segnalazione sarebbe arrivata dall'equipaggio di un gommone che svolge il servizio di informazione e sensibilizzazione nel golfo di Alghero. Immediato successivamente l'intervento degli esperti.
Proprio grazie al tempestivo soccorso è stata scongiurata la morte dell'animale per annegamento. Il raro esemplare di tartaruga gigante, del peso stimato intorno ai tre quintali e mezzo, è stato così liberato dal cordame che gli avvolgeva la testa e una pinna anteriore, immobilizzandolo e impedendogli di risalire in superficie per respirare.


Fonte: alguer.it

sabato 27 agosto 2011

EMYDOIDEA BLANDINGII

Una caratteristica distintiva di questa tartaruga é la gola di un color giallo brillante. Il suo carapace punteggiato da numerose macchie di color giallo è a cupola ed è leggermente allungato. Il piastrone è giallo con macchie scure simmetriche. La testa e le zampe sono scure, spesso macchiettate nello stesso modo del carapace.

L'Emydoidea blandingii é diffusa nella zona nord orientale degli Stati Uniti (Nebraska, Illinois, New England, Maine...) e nel Canada centro meriodionale.
Questa tartaruga palustre la si trova generalmente in corsi d'acqua lenti, nei fondali fangosi poco profondi ma passa anche parecchio tempo sulla terraferma, su rocce o nel sottobosco.

Contrariamente a molte altre tartarughe palustri ha abitudini prevalentemente giornaliere. Si adattano piuttosto bene ai nostri climi, questo ci permette di allevarle all'aperto tutto l'anno (se ambientate nel modo giusto) in un laghetto profondo almeno 1 metro con 20-25 cm di fondo melmoso e con piante acquatiche.

Puo' essere allevata in acquaterrario fino alla taglia di 6-7 cm con acqua alta quanto la lunghezza dell'animale con una zona meno profonda. La temperatura dell'acqua tra i 23 e i 25°C.


Una volta raggiunta l'età sessuale, le femmine possono deporre circa 5-10 uova. Quest'ultime impiegano dai 70 ai 75 giorni per schiudersi a temperature tra i 25 e i 30°C.


Specie prevalentemente onnivora, si nutre di girini, lombrichi, lumachine senza guscio, piante acquatiche ma anche carne (raramente) e pesce. Come per tutte le altre tartarughe, è importantissimo variare il piu' possibile la loro alimentazione per evitare qualsiasi carenza e di fornire loro vitamine e un osso di seppia.
Va in letargo dai primi di novembre a meta' marzo, nel fondale fangoso. Sconsigliato agli esemplari giovani o malati.

L'Emydoidea blandingii è in libera vendita in Italia e in altri paesi europei, ma il certificato CITES è necessario, si tratta di una specie ad altro rischio di estinzione.

lunedì 25 luglio 2011

SALVATA UNA TARTARUGA "ROSA"

Fossimo nel mondo dell’animazione, non avremmo dubbi e ci ritroveremmo a dire con assoluta certezza: “la Pantera rosa deve essere passata da Soliera. Per forza…” E invece, visto che viviamo nel mondo reale, non c’entra Blake Edwards, niente Pantera Rosa, ma tartaruga rosa. Che fa il paio col riccio albino, permettendo a Modena di diventare la capitale estiva dei ritrovamenti di animali fuori posto. Già perché la nostra tartaruga palustre è di origine asiatica ed è proprio rosa, anche se non è la sola particolarità. E’ definita pure a scatola perché in caso di pericolo si può richiudere ermeticamente abbassando la basculante del portone di casa, pardon muovere il piastrone, cioè la parte inferiore della corazza, e sigillarsi. La tartaruga rosa numero uno trovata nel modenese è stata rinvenuta a Soliera lungo una strada da una ragazza che l’ha portata al Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso”, dove per qualche giorno s’è brancolato nel buio circa l’identificazione, quasi fosse davvero un personaggio sbucato nella realtà direttamente dalla pellicola. I volontari del Centro, però, hanno avvertito la Guardia Forestale che ha svelato il mistero. Tartaruga Rosa asiatica detta “a scatola”, ma non date la colpa del suo abbandono alla Pantera Rosa. Non sbuca da Hollywood, ma più probabilmente dalla casa di qualche sciagurato modenese annoiato da un animale inizialmente grande come un francobollo e poi divenuto menogestibile.

BELLE IMMAGINI

giovedì 16 giugno 2011

UN MEDITERRANEO DI QUALITA'

La qualità "non è acqua", ma può essere un mare, se le attività umane rispettano la natura e garantiscono risorse che sono indispensabili anche alla vita e al benessere dell’uomo. Con questo messaggio, all’apertura della settimana dedicata alle tartarughe marine “turtle-week”, il WWF lancia il suo “Manifesto per un Mediterraneo di qualità”, una fotografia di com’è e di come potrebbe essere il mare nostrum con il contributo di tutte le persone che godono delle sue risorse materiali e immateriali.

Con questo spirito ha preso avvio la “turtle-week” del WWF, una non-stop di iniziative speciali dedicate alle tartarughe marine, scelte come simbolo di un Mediterraneo in cui uomo e natura vivono in armonia, che fino a domenica 19 giugno invaderà spiagge, porti e mercati del pesce dal nord al sud Italia, per far conoscere al grande pubblico una delle specie più amate e più minacciate del mare nostrum, e spiegare a pescatori e operatori del mare come ridurre gli impatti della propria attività sulla salute delle tartarughe marine.

“Il Mediterraneo potrebbe essere la risorsa più preziosa per tutti i Paesi che vi si affacciano, ma deve fare i conti con una gestione insostenibile che sarà presto controproducente per le stesse attività che oggi ne traggono beneficio – ha detto Marco Costantini, responsabile Mare del WWF Italia – Un Mediterraneo di qualità, come quello descritto nel Manifesto del WWF, ha acque pulite e senza rifiuti, relitti affascinanti ma non velenosi, aree marine protette che funzionano, pesca e turismo sostenibili, biodiversità rigogliosa e libera di vivere, spiagge libere invece del cemento. Con azioni mirate e la collaborazione di tutti i portatori di interesse - istituzioni, pescatori, industriali, commercianti, turisti e consumatori - il nostro mare potrebbe davvero diventare un ‘mare di qualità’. E’ l’obiettivo a cui mirano tutte le attività svolte dal WWF in Italia e nel bacino del Mediterraneo.



lunedì 9 maggio 2011

LE IMMERSIONI DELLE TURTLE PATROL

Le tartarughe marine hanno molti nemici: i pescatori, le barche, l’inquinamento, la distruzione del loro habitat, la predazione delle uova. Eppure questa antichissima specie che vive fino a cent’anni e che durante la vita compie più volte il giro del mondo, ce la sta facendo, grazie soprattutto alle iniziative intraprese dalle associazioni ecologiste. Nelle isole del Borneo uno degli habitat marini più intatti, il Wwfe il Sabah Wildlife Department sono riusciti a sensibilizzare i piccoli resort, dove ogni subacqueo sogna di andare almeno una volta durante la vita.

Nelle isole di Pom pom e di Mataking sono stati avviati dei programmi di tutela, che, sotto la guida di biologi marini, proteggono le uova, raccogliendole prima che siano predate o asportate, visto che già normalmente l’indice di sopravvivenza è bassissimo: si aggira intorno all’1%. Quattro delle sette specie esistenti vivono lungo le coste malesi.
Di notte, monitorate dalle pattuglie di volontari, salgono sulle spiagge a depositare le uova. Dopo accurate ricerche, la tartaruga madre rilascia in un buco dalle 50 alle 200 uova e quindi ridiscende in acqua. È allora che intervengono le Turtle Patrol, che raccolgono le uova per seppellirle nella sabbia della nursery appositamente allestita a 25 cm di profondità. Dopo due mesi il piccolo rompe l’uovo e scava fino alla superficie alla ricerca del mare. Per sottrarle ai numerosi predatori, dai granchi agli uccelli marini, senza dimenticare l’uomo stesso, le baby-turtles vengono portate in un’apposita vasca dove restano alcune settimane.

Crescendo, risultano infatti meno vulnerabili e alla fine vengono rilasciate nel mare, di solito verso sera. Si stabiliranno nelle zone circostanti ricche di vegetazione marina. Quando raggiungeranno una quarantina di centimetri, inizieranno la loro migrazione che le porterà anche molto lontano. Ma in genere dopo venti-trent’anni anni le tartarughe ritorneranno per la riproduzione nello stesso punto del globo in cui sono nate. Per questo oggi il mare intorno a Pom Pom e a Mataking è ricchissimo di tartarughe.Nuotano accanto a voi, quasi volando in poco più di un metro d’acqua, e vi osservano con lo sguardo distaccato di chi ha visto tutti i mari del mondo.

Fonte: Corriere della sera

martedì 19 aprile 2011

BLOG IN FERIE

Cari lettori, il blog ( il sottoscritto) sarà in ferie dal 20 fino al 28 Aprile 2011. Saro' comunque disponibile via email, posso rispondere alle vostre domande nel giro di 2-3 giorni.

A presto!

LE VOSTRE IMMAGINI

Aggiornamento su Gnappetta:

La piccola Gnappetta é una vera golosona a giudicare dalla foto!

Grazie ancora a Simona per la foto della sua baby!

Che dire invece di questa meravigliosa Graptemys Caglei, ancora senza un nome definitivo!

Grazie Giada!!

sabato 9 aprile 2011

LE VOSTRE IMMAGINI

La piccola Moon comincia ad esplorare il giardino.

...E quale migliore occasione per prendere un bel bagno in compagnia della sorella Sun!

Ringrazio Sabry per le belle foto!!!

IL SOLITARIO GEORGE GUIDA LA CLASSIFICA DELLE TARTARUGHE IN ESTINZIONE

Si chiama 'Lonesome George, letteralmente 'il solitario George', ed ha un triste primato: questo esemplare di tartaruga Chelonoidis abingdoni, e' l'unico rimasto della sua specie, ed e' ovviamente il piu' in pericolo di estinzione del mondo. La 'classifica' delle 25 specie piu' a rischio e' stata stilata dalla Ong Turtle Conservation Coalition nel rapporto 'Turtle in Danger', che ha lanciato l'allarme sulle condizioni di questi animali, sempre piu' minacciati.

"La crisi delle tartarughe e' peggiorata molto negli ultimi 15-20 anni - scrivono gli autori - le tartarughe sono sempre state usate in maniera sostenibile, ma non e' piu' cosi'. Ora vengono sempre di piu' catturate per essere usate come cibo, nella medicina tradizionale asiatica e per il traffico di animali, e tutti questi usi sono aumentati a causa della crescente economia cinese. Anche gli habitat sono minacciati dall'inquinamento e dallo sfruttamento umano".

Delle 25 specie in classifica (ma secondo il rapporto meta' delle 300 conosciute sono a rischio), 17 vivono in Asia, mentre le altre sono distribuite in Sudamerica, come Lonesome George che vive alle Galapagos, Africa e Australia. In Asia vive la seconda in classifica, della specie Rafetus swinhoei, di cui sono rimasti solo 4 esemplari, tre maschi e una femmina.

"Per salvare le tartarughe serve un lavoro intenso che richiede molte persone e molti fondi - hanno spiegato i ricercatori che hanno stilato il rapporto a Singapore, dove e' stato presentato - ma nello stesso tempo l'insaziabile richiesta di tartarughe da parte dell'uomo non accenna a calare".

lunedì 21 marzo 2011

LE VOSTRE FOTO

Ringrazio Maddy per aver condiviso con noi le sue baby tartarughine, che tra l'altro sono splendide!

Ecco Bruno e Raimondo, due Testudo Hermanni di circa 2 anni:

Ed ecco la piccola Sandra, grande quanto una moneta da 2 euro

Foto di famiglia, da sinistra verso destra-Bruno, Sandra e Raimondo