martedì 3 novembre 2009
NAPOLITANO E PRESTIGIACOMO 'ADOTTANO' TARTARUGA MARINA (NEWS)
domenica 1 novembre 2009
lunedì 26 ottobre 2009
ALIMENTAZIONE: COME E QUANDO?
Le tartarughe sono animali voraci: se non disciplinate, mangerebbero in continuazione. Se in natura l'autoregolamentazione funziona, in cattività sono troppi i fattori che condizionano l'animale portandolo a comportamenti alimentari scorretti. Spetta dunque al proprietario regolare la loro alimentazione. Le porzioni più adatte variano a seconda degli animali: per gli onnivori e i carnivori ci si può regolare in linea massima fornendo loro un quantitativo di cibo pari alle dimensioni della loro testa. Le tartarughe hanno un ciclo digestivo piuttosto lungo, che peraltro aumento con l'età: dunque è bene rispettare un giorno di digiuno ogni tre-cinque, lasso di tempo che può variare a seconda della stagione: minore d'autunno, maggiore d'estate. Nel proporre il cibo meglio comunque rispettare più o meno lo stesso orario e il medesimo luogo. Questo dovrebbe essere all'asciutto, anche in caso di tartarughe dulcacquicole, poichè la maggior parte dei cibi sporca l'acqua; inoltre agli avanzi, che vanno assolutamente rimossi, sono più facilmente eliminabili. Per evitare che le vostre buffe inquiline si cibino solo di ciò che preferiscono, scartando il resto, è bene preparare pastoni o insalate ben miscelati, in cui gli alimenti siano accuratamente sminuzzati così da poter essere separati tra loro. Le fogli d'insalatavanno tagliate a striscioline, mescolate tra loro o con il resto del cibo.Le verdure devono essere offerte crude, lavate (meglio se lasciate ne bicarbonato per circa 40 min) e asciugate, a temp. ambiente. In caso di cottura, è bene ricordare che sono preferibili quei processi che non dispetono vitamine e principi nutritivi, come la cottura a vapore o con pentola a pressione. Se il pesce è congelato, va scongelato lentamente e assolutamente non ricongelatelo;
è bene inoltre non conservarlo per oltre due mesi. Inoltre il pesce congelati deve essere fornito solo occasionalmente, poichè può portare a carenze vitaminiche del gruppo B.
TARTARUGA STELLATA
Nonostante si adatti bene alla cattività non si tratta di una specie adatta a chi è alle prime armi. Le misure minime del terrario per poter allevare una coppia o un trio di un maschio e due femmine devono essere di cm 130x100 cm di base. Inoltre è bene collocare nelle vicinanze del punto caldo del terrario una bacinella per l’acqua, profonda al massimo 1,5 cm, utile sia per bere che per bagnarsi. La temperatura dovrebbe aggirarsi intorno ai 32-33 gradi sotto il punto caldo del terrario, ottenuto con una lampada ad incandescenza o ad infrarossi, per scendere sino a 24-25 nel lato opposto. La temperatura notturna può scendere sino a 20-21 gradi. L’umidità dovrebbe aggirarsi attorno al 60-70% durante l’inverno, intorno al 80% in estate (per favorire la riproduzione).
Si nutre principalmente di vegetali, quindi forniremo in gran parte un’alimentazione a base di foglie come radicchi, cicorie e lattuga a foglia scura. Opportuno fornire buone quantità di vegetali selvatici come il trifoglio e il Tarassaco. Ogni tanto si potrà fornire anche frutta. Da evitare invece i cibi di origine animale.
Il corteggiamento, sebbene meno violento rispetto ad altre testuggini terrestri, prevede litigi tra i maschi a colpi di corazza e morsi. E’ opportuno vaporizzare abbondantemente con acqua tiepida il terrario o il recinto all’aperto ove vengono allevati gli animali per stimolare la riproduzione. Una femmina matura può deporre 2-3 volte per stagione, per un totale di 15-16 uova. L’incubazione in natura può variare da 2 a 5 mesi, in incubatrice la durata è di circa 90-110 giorni ad una temperatura costante di 28-30 gradi.
Non va in letargo, in inverno deve essere allevata in terrario.
lunedì 19 ottobre 2009
LAVORI IN CORSO
lunedì 12 ottobre 2009
TRASPORTAVA 1.702 ANIMALI DENTRO L'AUTO:DENUNCIATO (NEWS)
SPECIE PROTETTE -I finanzieri erano impegnati in un servizio anticontrabbando e hanno notato dentro la Multipla, che stava effettuando un sorpasso, reti di ferro, gabbie e scatole di cartone. Quando il 49enne si è fermato e ha aperto la portiera dall'auto è uscito un odore nauseabondo e i militari hanno visto gli animali malamente stipati in gabbie e scatole. C'erano 160 pappagallini ondulati, 20 della specie rosella
comune, 20 pappagalli calopsitte, 10 del tipo inseparabili, 4 della specie rosella comune-lutino, 2 pappagalli esotici della specie rosella pennat, 300 topini bianchi, 150 criceti, 30 scoiattoli giapponesi, 6 camaleonti, mille tartarughe acquatiche. Per la maggior parte sono specie tutelate dalla Convenzione di Washington, per le quali occorrono particolari licenze e autorizzazioni sia per la vendita che per il trasporto.
sabato 3 ottobre 2009
TARTARUGA DI KEMP
Anche il piastrone cambia di colorazione da bianco a giallastro. La sua alimentazione é principalmente carinvora. Le sue abitudini riproduttive sono ancora poco conosciute, ma sembra che questa specie deponga le sue uova in una sola spiaggia del Messico. Caratteristica di questa specie é il fenomeno della "arribada" una deposizione in massa. Ad esempio in una singola spiaggia Racho Nuevo nel Golfo del Messico sono state registrate 40.000 femmine in deposizione. Con il passare del tempo il numero di femmine che determinano questo particolare evento sono drasticamente diminuite. Nel 1995 la grande "arribada" ha interessato soltanto 1429 femmine. I giovani di questa specie vivono soprattutto lungo le coste europee e africane dell'oceano Atlantico.
martedì 29 settembre 2009
domenica 27 settembre 2009
LIBERATE ALTRE 6 TARTARUGHE DEL GENERE CARETTA (NEWS)
Palermo, 27 set. - (Adnkronos) - La piu' grande di tutte ha lasciato la spiaggia di ciottoli di Guidaloca a Scopello, nel trapanese, guadagnandosi un caloroso applauso quando ha raggiunto il mare ed ha iniziato a nuotare. Sei tartarughe marine del tipo 'caretta-caretta', martedi' scorso, sono state restituite al loro ambiente naturale e hanno ritrovato la liberta'. Erano state ritrovate sei mesi fa nelle acque di Siracusa, Ragusa, Palermo e Messina, malate dopo aver ingoiato ami e materiale inquinante, ma gli uomini del Centro regionale di recupero di Comiso (Ragusa) le hanno curate e accudite fino alla completa guarigione. Un bel risultato per l'assessore all'Agricoltura della Regione siciliana, Michele Cimino.
Infatti, nonostante si tratti di tartarughe 'comuni', la 'caretta-caretta' e' uno dei rettili piu' a rischio di estinzione. Negli ultimi trent'anni, nei mari italiani, ne sono state uccise oltre 24mila per diverse cause: dalla cattura accidentale nelle reti, all'ingestione di strumenti da pesca, al degrado dei litorali che inibiscono la deposizione delle uova.
''Rispetto al Paese - dice Cimino -, la costa siciliana rappresenta un'area determinante per la conservazione di questi rettili. I piu' importanti e conosciuti siti di nidificazione si trovano, infatti, lungo il litorale sabbioso della costa meridionale, nelle isole Pelagie, a Linosa e a Lampedusa. Le tartarughe marine - prosegue l'assessore- costituiscono una specie faunistica fondamentale per la tutela dell'ecosistema marino, perche' hanno una funzione di biomonitoraggio e, come tale, e' importante preservarle nei centri specializzati alla loro riabilitazione. Nel territorio ce ne sono quattro, riconosciuti e autorizzati dall'assessorato, che operano secondo quanto prevede la legge regionale 33 del 1997. Si tratta dei centri di recupero di Lampedusa, gestito dal Wwf, di Linosa e Cattolica Eraclea, e di Comiso, il 'Fondo siciliano per la natura', nel ragusano.domenica 20 settembre 2009
LO SCHELETRO
lunedì 14 settembre 2009
SABATO OTTO TARTARUGHE SARANNO LIBERATE (NEWS)
Si tratta di esemplari rinvenuti spiaggiati da privati cittadini lungo la costa brindisina durante l’inverno 2008-2009, e recuperati dalla Capitaneria di Porto di Brindisi in collaborazione con la Biologa Paola Pino d’Astore, referente della Provincia di Brindisi per la gestione delle tartarughe marine, che ne ha curato il trasferimento per l’ospedalizzazione e la lunga degenza presso le strutture e lo staff specializzato della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli, con cui la Provincia di Brindisi ha da tempo uno specifico protocollo d’intesa.
Le tartarughe marine pronte per il rilascio sono tutti giovani esemplari che al momento del rinvenimento misuravano, in lunghezza del carapace, dai 27 cm ai 55 cm e presentavano soprattutto problemi di ipotermia, di denutrizione e di debilitazione; in qualche caso avevano ingerito un amo con la lenza che fuoriusciva dalla cavità orale e che procurava anche lesioni da costrizione attorno alle pinne anteriori.
Giornate invernali rigide, caratterizzate da mareggiate e repentini abbassamenti della temperatura ed inoltre l’impatto con gli attrezzi da pesca, quali il palamito e le reti, costituiscono le principali cause di spiaggiamento invernale di questi rettili marini.
Il ritorno in mare delle 8 giovani tartarughe avverrà precisamente dalla spiaggia attrezzata GUNA Beach di Apani con l’assistenza dello staff dello stesso lido, della Stazione Zoologica di Napoli , della Provincia di Brindisi e della Sezione Ambiente della Capitaneria di Porto.
mercoledì 9 settembre 2009
domenica 6 settembre 2009
IL CORAGGIO DELLE TARTARUGHE MALESI SULLA ROTTA PER GEM
La specie che rischia l’estinzione ha trovato il suo habitat sull’isola nel mar Cinese. A facilitare il processo di riproduzione ci pensa il Sea turtle conservation program, anche grazie al contributo fornito dal turismo sostenibile.Animale tra i più miti al mondo, la tartaruga marina sfida tutte le insidie delle leggi evolutive da almeno 100 milioni di anni. Risalgono ad allora, era il tempo dei dinosauri, alcuni preziosi fossili di esemplari ritrovati in diverse aree del globo. Ma dalla seconda metà del secolo scorso una serie di concause, molte delle quali imputabili alla scriteriato rapporto dell’uomo con la natura, rischiano di mettere la parola fine all’esistenza del più longevo tra i rettili-anfibi (si contende lo scettro con l’indonesiano varano di Komodo).
Ovunque il numero di esemplari è in costante diminuzione ed è classificato come animale ad alto rischio di estinzione. Nel mondo, infatti, esistono oramai ancora solo sette specie di tartarughe marine. «Quattro di queste specie, di cui due molto rare, vivono nei mari della Malesia peninsulare e depongono le loro uova nelle spiagge o sulle isole del Pahang e del Terengganu», racconta a Terra Hizan Shah Omar. Hizan Shah Omar è il responsabile del Sea turtle conservation program (Stcp) di Gem Island, un isolotto di pochi chilometri quadrati bagnato dal mar Cinese meridionale, nella regione autonoma del Terengganu.
«Il Stcp - prosegue Hizan - è un progetto totalmente privato che coniuga lo sfruttamento della nostra risorsa economica più preziosa, il turismo, con la necessità di tutelare l’esistenza dell’animale simbolo della ricchezza faunistica del Terengganu ». Come la sorella maggiore più famosa, Pulau Kapas, da cui dista solo qualche centinaio di metri, o come anche la rinomata Pulau Redang, situata una cinquantina di chilometri più a nord, Gem island offre infatti le proprie spiagge e il proprio mare turchese dai fondali ricchi di coralli di ogni colore non solo ai turisti. La sue sabbie bianche, da marzo ad agosto di ogni anno, fungono da vitale approdo per le femmine della Greenback turtle (la più comune) e della Hawksbill.
Mentre la sempre più rara Olive Ridley e la gigantesca Leatherback - «può essere grande quanto un Maggiolino Volkswagen», esclama il nostro interlocutore - si riproducono lungo la costa peninsulare. «Mediamente su Gem, dopo essere scampate alle reti dei pescatori, i loro principali nemici in mare aperto insieme agli squali, arrivano 26-30 Greenback e da due a cinque Hawksbill all’anno che in totale depositano da 1.500 a 2.000 uova», spiega Hizan. A questo punto inizia la prima delle due fasi più delicate del Stcp, quella di tutela
delle uova. Apprezzatissime per il loro alto contenuto nutritivo sia da predatori come il varano e le aquile di mare tipici di queste latitudini, sia dalla popolazione locale.«Finita l’opera di deposizione e dopo che la tartaruga è ritornata in mare, i miei collaboratori, giovani malesi, ma anche birmani e nepalesi, dissotterrano le uova per reinterrarle in uno speciale tratto di spiaggia (Gem’s hatchery) molto riparato dove rimangono per il tempo necessario al loro dischiudimento. Vale a dire circa due mesi». In questo momento scatta la seconda fase, quella più importante dell’opera di tutela delle tartarughe. I neonati (30 per cento maschi e 70 per cento femmine) cercano istintivamente il mare. Ma per il 98 per cento di loro la vita non durerebbe che pochi secondi per via delle aquile o degli aironi neri pronti a farli fuori in un sol boccone nel breve tragitto che li separa dall’acqua.
Anche per i pochi che dovessero arrivare a nuotare la probabilità di sopravvivere qualche minuto è scarsissima vista la presenza in mare di un elevato numero di famelici squali Reef shark. Per limitare al massimo le perdite i responsabili del progetto hanno quindi predisposto una grande vasca di acqua salata dove i piccoli di tartaruga rimangono almeno otto settimane. È questo il tempo necessario affinché crescendo siano meno vulnerabili alle insidie del mare aperto. Ma in che modo il turismo contribuisce alla conservazione della specie?
«Premesso che su Gem l’esistenza di un solo resort con poche camere non potrebbe mai ospitare il turismo di massa - risponde Hizan - e una cosa è fuori di dubbio, chi arriva qui un contributo lo dà e come, sotto forma di una quota fissa pagata da ogni singolo ospite sul prezzo del trasporto navale dal porto di Merang all’approdo dell’isola. In seconda battuta - prosegue - noi consideriamo fondamentale “sfruttare” il rapporto quotidiano con chiunque ci venga a trovare per visitare gli splendidi fondali offerti dalle nostre acque per sensibilizzare anche il semplice patito di snorkeling al rischio di estinzione delle tartarughe marine».
Una sensibilizzazione che sta dando i suoi frutti, dal momento che il numero di esemplari che scelgono Gem per deporre le uova si mantiene costante da 15 anni, mentre a Redang, ad esempio, più “sacrificata” al turismo di massa, tra il 1990 e il 2004 le “visite” di tartarughe gravide sono diminuite di ben cinque volte. «Ogni volta che liberiamo in mare le piccole tartarughe di una delle nidiate che abbiamo coccolato per un paio di mesi conclude Hazim - ci piace pensare, e sperare, di poterne riconoscere qualcuna tra 20 anni sulla stessa spiaggia dove è nata. Dolcemente concentrata a scavare una buca nella sabbia per garantire alla propria specie la prosecuzione di un’esistenza milionaria».
martedì 1 settembre 2009
LE VOSTRE IMMAGINI
Ringrazio Denise per averci fatto vedere la sua tartarughina!

